Da anni la Polizia Locale di Casarsa si trova in una sistemazione precaria presso palazzo Zatti: spazi ristretti e inadeguati con problemi di infiltrazioni di acqua noti da tempo.
Per tale motivo la Giunta Clarotto aveva previsto la realizzazione di una nuova sede del Comando della Polizia Locale all’interno dell’attuale complesso municipale di palazzo Burovich. Una scelta dettata da precise ragioni logistiche, di razionalizzazione degli spazi e di buon senso, in grado di migliore l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa, con ricadute positive nei confronti dei cittadini.
La soluzione si è presentata nel momento in cui si è preso atto che a palazzo Burovich, il pianterreno della barchessa Sud è interamente occupato da due enormi sale archivio. Una buona parte contiene atti amministrativi che nessuno dopo la loro redazione ha più consultato: chi ad esempio ha infatti avuto mai l’urgenza di consultare le delibere e le determine degli anni Venti del secolo scorso?
Il buon senso suggeriva perciò di razionalizzare gli archivi, trattenendo in sede quanto di necessario e trasferendo quanto non viene consultato da decenni negli spazi al pianterreno dell’ex municipio, avviando al contempo la digitalizzazione dei documenti: viviamo peraltro un’epoca in cui il PNRR, lo Stato e la Regione favoriscono tale azione e la smaterializzazione degli archivi.
Lo spazio liberato (un intero salone) risultava perfettamente adeguato alla nuova sede della Polizia Locale: in contiguità con il resto del Comune (ufficio tecnico in primis) ed al centro del paese, consentendo anche un’ottima fruizione da parte dei cittadini.
Era già stato predisposto un progetto che prevedeva nuove e confortevoli postazioni, uno spazio per le strumentazione tecniche ed un ufficio riservato al comandante: un semplice adeguamento.
Non sarebbe stato nemmeno necessario realizzare i bagni potendo usufruire in via riservata di quelli – già numerosi – presenti nel palazzo.
Erano già state condotte verifiche di compatibilità dei locali dal punto di vista delle superfici aero illuminanti e la Soprintendenza aveva già dato parere favorevole all’ampliamento delle finestre in modo da garantire l’adeguata luminosità ai locali.
Nuovi, ampi e dignitosi uffici realizzabili in tempi brevi e con una spesa contenuta: ciò che per noi concretizzava l’idea di una buona amministrazione.
Purtroppo con l’avvento della giunta Colussi tale progetto è stato (sciaguratamente) abbandonato ed i fondi sono stati stornati, senza peraltro alcuna alternativa progettualità per la sorte della Polizia Locale, se non quella ventilata di un trasferimento nella sede dell’ex biblioteca. Ipotesi che però ignora il fatto che l’edificio necessita di importanti interventi di adeguamento strutturale, motivo che a suo tempo ha determinato il trasferimento della biblioteca a palazzo Burovich.
Quale il risultato di questa operazione del Comune del Fare? I vecchi registri impolverati che nessuno consulta si trovano in locali nuovi e perfettamente riscaldati, mentre il personale della Polizia Locale – a causa delle infiltrazioni d’acqua di questi giorni – è stato costretto a trovare riparo nell’ex biblioteca.
Riteniamo una vergogna che progettualità già avviate e che avrebbero potuto dare in tempi brevi dignità lavorativa ed un miglior servizio ai cittadini siano state abbandonate, preferendo un immobilismo che ora presenta il conto.
Anche le soluzioni che si profilano per il prossimo futuro non sono incoraggianti: quale destinazione prevede la giunta Colussi per l’ex casa canonica, precedentemente sede della biblioteca?
Un’eventuale ripristino dell’edificio implicherebbe una spesa minima di circa 600.000€: dove ed in che tempistiche si troveranno le risorse? Per quanto tempo dovranno rimanere precari i dipendenti della Polizia Locale ed i cittadini disorientati dal continuo cambio di sede?
Inoltre l’ex casa canonica è un edificio storico vincolato, immobile di pregio progettato dall’architetto Rupolo che conserva -tra i pochissimi, se non l’unico nel comune- ancora tutti apparati originari: un raro pezzo di storia casarsese e di storia dell’architettura, che meriterebbe una valorizzazione culturale e non certamente un adeguamento ad uffici nei quali recarsi per pagare contravvenzioni.
Ipotesi di restauro che confidiamo lontana, ma che non stupirebbe vista la mancanza di sensibilità per la storia e la cultura della giunta Colussi – Spagnol.