Per anni la Strada Provinciale della Val d’Arzino è rimasta in condizioni pesantemente compromesse: buche, rattoppi, disagi continui. Cittadini e imprese hanno sopportato tutto con pazienza, aspettando un intervento che rimettesse finalmente a posto la strada.
Tre mesi fa sono stati asfaltati alcuni chilometri. Un lavoro atteso da anni. Un intervento costato molto. Soldi pubblici. Soldi dei cittadini.
E oggi cosa succede?
L’asfalto appena rifatto viene tagliato e scavato per realizzare nuove reti infrastrutturali nel centro di San Giovanni.
È normale tutto questo?
La domanda è semplice: possibile che nessuno sapesse che sarebbero partiti questi lavori?
Possibile che prima di asfaltare non si sia verificato con i gestori dei sottoservizi – fogne, elettricità, telefonia – se fossero previsti interventi a breve?
Sarebbero bastate tre telefonate. Tre.
Probabilmente ci diranno che il Comune non c’entra, che l’asfaltatura era competenza della Regione, che non si poteva sapere. Ma quando si parla di opere pubbliche così importanti, il buon senso amministrativo dovrebbe imporre una cosa sola: coordinarsi.
Perché quando si spendono centinaia di migliaia di euro di risorse pubbliche, il minimo è assicurarsi che quei lavori non vengano distrutti poche settimane dopo.
Dopo anni di attesa, un’asfaltatura fatta peraltro a macchia di leopardo viene oggi rovinata sotto gli occhi di tutti. Un esempio lampante di cattiva programmazione.
Altro che “Casarsa del fare”.
Questa rischia di diventare la Casarsa del dis-fare.
I cittadini meritano rispetto. E meritano un’amministrazione capace di programmare, coordinare e difendere fino in fondo ogni euro delle loro tasse.