In vista dell’anniversario dei cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, ricorrenza celebrata a livello nazionale, l’Amministrazione Clarotto si era preparata per tempo attivandosi per la definizione di un programma culturale che consentisse di celebrare adeguatamente l’illustre concittadino secondo il ruolo che naturalmente spetta al Comune di Casarsa quale paese materno. Un impegno, certo, ma soprattutto un’occasione di prestigio per offrire, in sinergia con le proposte di alto profilo del Centro Studi Pasolini, la visione di una comunità che ha lucida consapevolezza del suo potenziale e per questo si impegna per essere accogliente, attrattiva, innovativa con iniziative di qualità.
Traguardando questo orizzonte tante sono state le iniziative messe in campo. Alcune realizzate nella prima parte dell’anno come l’allestimento di una sezione dedicata al poeta nella nuova biblioteca civica (in proposito si prende atto che l’arredo antico che caratterizzava e dava identità alla sala Pasolini è stato ora smantellato durante l’Amministrazione Colussi), ed ancora l’incontro con il poeta, scrittore e regista campano Franco Arminio, l’omaggio musicale con le sonorità minimal dell’underground berlinese di Marco Brosolo.
Altre manifestazioni erano in programma come un’installazione sensoriale da realizzarsi con il Mambo di Bologna e una nuova edizione di Lusignis.
Tra le iniziative già avviate il progetto “Nascita di un poeta”. L’Amministrazione Clarotto aveva inteso celebrare il centenario anche con la realizzazione di un’opera d’arte, a futura memoria. Un’opera per evocare la nascita e le diverse rinascite del poeta, per rappresentare simbolicamente l’impegno e la passione umana intensa e drammatica di un intellettuale mai distaccato della vita, che proprio a Casarsa e in Friuli ha vissuto le sue prime prove.
Un omaggio al poeta, un’occasione per valorizzare il territorio e creare attrattiva.
Il progetto era stato ritenuto meritevole di attuazione dalla Regione, la quale aveva assegnato un contributo di ben 22.500 Euro nell’ambito di un bando, al quale, con grande impegno, l’amministrazione Clarotto aveva partecipato.
A fronte della risposta positiva e delle risorse disponibili era stato indetto un bando. Le domande presentate, provenienti da tutta Italia, erano state valutate da una commissione composta, tra gli altri, da storici dell’arte ed esperti culturali che hanno selezionato alcune opere giudicandole di particolare interesse. E qui il sipario si chiude con le elezioni del 12 giugno.
La nuova Amministrazione Colussi infatti, accampando scuse quali la non realizzabilità delle opere e tempistiche troppo strette, ha deciso con un’indolenza che lascia interdetti di restituire i soldi alla Regione.
Ora, il progetto poteva essere più o meno gradito alla nuova Amministrazione, ma i denari dovevano essere salvati per non perdere risorse e vanificare gli sforzi dell’Amministrazione precedente e dell’intera macchina amministrativa del Comune. Il progetto poteva essere rimodulato o poteva essere chiesta una proroga, che sicuramente sarebbe stata concessa. Abbiamo invece assistito ad un’inspiegabile resa a priori.
Ventiduemilacinquecento euro che, lungi dal rappresentare il progetto di una o dell’altra maggioranza erano soldi destinati a Casarsa, al nostro territorio, ai nostri cittadini. Non era mai successo che un’Amministrazione abbandonasse in maniera così maldestra un contributo. Per giunta celebrativo di un poeta di fama internazionale nell’anno del centenario. Un’occasione persa.
Il 2022, ricordiamolo, anno pasolinano, volge al termine. Prendiamo atto che in questi mesi di Amministrazione Colussi non si è ancora visto alcun evento culturale ideato e promosso dal comune di Casarsa. Non un’iniziativa, non un’idea. Non solo, invece di dar seguito a quanto già avviato si è preferito non far nulla e restituire i soldi.
A conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, della mancanza di una visione culturale ed anche di competenze se nella compagine della maggioranza di fatto non vi è stato alcuno ritenuto idoneo a ricoprire il ruolo di assessore alla cultura. Referato che il sindaco è stato costretto a mantenere, tra tante incombenze, per sé.
Sgomenti ed attoniti non ci resta che ricorrere alle parole amare del poeta nella versione del 1974 di Dedica: Fontana di aga di un paìs no me, A no è aga pì vecia che ta chel paìs. Fontana di amòur par nissùn.