Salutiamo oggi un pezzo di storia. È iniziata questa mattina, giovedì 17 novembre, la demolizione dell’edificio denominato Casa del Cappellano nella piazza di San Giovanni.
Dopo tanti anni un passo concreto verso la riqualificazione del centro storico di S. Giovanni. Un passo, è bene ribadirlo, voluto e promosso dall’Amministrazione Clarotto.
Diverse sono state le ipotesi in campo negli ultimi vent’anni rispetto alla destinazione del fabbricato e dell’intero contesto ma è stata l’Amministrazione Clarotto che è riuscita a tirare le fila, con quel principio di realtà che dovrebbe animare la buona politica.
E la realtà ci dice che intervenire in un centro storico è cosa delicata, è la testimonianza del nostro passato di cui siamo responsabili. E’ azione che merita competenze e discernimento. La realtà ci dice che ogni modifica deve essere attuata secondo le norme che tutelano il patrimonio.
Davanti a questi principi di realtà, abbiamo ascoltato le persone, abbiamo accolto l’istanza di un nuovo spazio pubblico e l’abbiamo sottoposta alla Soprintendenza la quale, valutata l’impossibilità di snaturare completamente l’ambito urbano con la demolizione totale sia della Casa del Cappellano che del cinema, ha offerto una soluzione atta a contemperare le diverse esigenze e tra gli edifici presenti ha ritenuto la Casa del Cappellano quella di minor rilievo, tanto per la consistenza architettonica che per la funzione privata, diversamente dal cinema che ebbe una destinazione pubblica e che conserva precisi elementi tipologici.
Il risultato è la sintesi, mediata, concreta e possibile, di diverse istanze: salvaguardare il contesto storico e creare nuovi spazi per la contemporaneità.
La Casa del Cappellano, è stata costruita alla fine dell’Ottocento sul sedime di un precedente e più antico edificio. Lo stabile fu, insieme ad altri, nella disponibilità della parrocchia di San Giovanni Battista come residenza per i numerosi cappellani, mansionari e cooperatori parrocchiali, che nel tempo si avvicendarono per sostenere nel servizio liturgico e nella comunità i parroci titolari che avevano invece residenza del palazzetto ancora oggi sede della canonica.
L’ultimo sacerdote che vi abitò fu don Edoardo Fabbro dal 1951 al 1963. Nel 1966 i locali vennero concessi in locazione al sig. Luigi Crestan, materassaio, il quale vi prese residenza con la famiglia utilizzando parte del pianterreno ed altri locali parrocchiali come laboratorio artigianale.
Nel 1994, l’edificio di proprietà dell’Istituto per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Concordia-Pordenone, venne acquistato dal comune di Casarsa della Delizia.
I locali entrarono nella disponibilità del comune nel 2001. Diverse furono le ipotesi progettuali, a cui non venne dato seguito.
La verifica dell’interesse culturale avviata dall’Amministrazione Clarotto si è conclusa con la dichiarazione nell’ottobre del 2021 da parte della Soprintendenza dell’insussistenza di interesse. Per poter procedere alla demolizione l’Amministrazione ha in seguito aggiornato gli strumenti urbanistici, con la modifica del piano di recupero del centro storico, ed infine ha stanziato i fondi che consentono oggi di fare quel passo tanto atteso