Lo scorso fine settimana, nelle giornate del 19 e 20 ottobre, l’Amministrazione Colussi ha promosso una serie di eventi radunati sotto il titolo di “GIRO A”. Le finalità dichiarate, nella sostanza, erano quelle della promozione turistica per sostenere le attività commerciali.
Al di là delle buone intenzioni il risultato è stato davvero mediocre.
Un’accozzaglia di tutto un po’ con piccoli eventi domestici già visti (e tal volta stravisti) nel calendario casarsese. Nessuna vera novità, nessun evento importante di rilevanza regionale, nessun evento culturale degno di questo nome, nessun evento legato al vino.
Poca sostanza vistosamente impacchettata con una grafica multicolore di dubbio gusto.
Evidente la mancanza di un tema e di un filo conduttore che palesano l’assenza di una logica progettuale.
La risposta è stata chiara nelle presenze da deserto dei tartari.
Ma quanto è costato tutto questo? All’amministrazione comunale poco importa avendo, come ha dichiarato il sindaco ammiccante, un “asso nella manica in regione”. Su questo, per questioni di buon gusto e senso delle Istituzioni ci esimiamo da ogni commento. Ognuno ha il suo stile, ai posteri la sentenza.
In ogni caso GIRO A è stato un giro a…vuoto, una proposta di basso livello che ha denunciato ancora una volta i limiti di questa amministrazione priva di visione, di prospettiva, di freschezza e innovatività. Siamo onesti, quanto proposto non contemplava nulla per cui qualcuno fosse spinto a venire appositamente a Casarsa. E per quanto riguarda le realtà commerciali? Di fatto non hanno avuto alcun beneficio stabile e duraturo. La realtà è che oltre la propaganda, gli slogan e le comparsate qua e là dei rappresentanti dell’amministrazione i negozi continuano a chiudere. Ben prima dei gadget, dei bicchieri serigrafati e delle borse di tela servono interventi strutturali per riqualificare il territorio, prima ancora che per i turisti, per i casarsesi e i sangiovannesi.
Una nota particolare va fatta per il video promozionale dove alle immagini del nostro territorio si associano spezzoni di video stock, un insieme che consegna un’immagine di Casarsa totalmente falsata, patinata appositamente per attirare non si sa quale pubblico. Un Casarsa di plastica priva della sua dignitosa autenticità.
Si è parlato di “nuova identità di Casarsa”. La retorica su questo lascia in certo modo interdetti. Casarsa ha già una sua identità. Lasciamo stare “l’identità”, tema scivoloso sul quale c’è il rischio di inciampare.
Rimaniamo sul tema, si vuole creare qualcosa di nuovo? Ben venga, ma che sia originale e di qualità! In caso contrario il rischio concreto è quello di associare il nostro paese a cose da poco, ad una mediocrità che se celebrata con enfasi strabordante rischia addirittura di scadere nel ridicolo come è avvenuto in questo caso. Diciamo la verità, la promozione turistica è un’altra cosa.
Una cosa però desta particolare curiosità, il fatto che l’amministrazione abbia sottotitolato la rassegna con il celebre titolo assegnato da Pasolini al suo romanzo friulano “Il sogno di una cosa”. Forse a questa amministrazione di destra, che rivendica orgogliosamente parentele, amicizie e continuità politica con il governo regionale e nazionale, è sfuggito che “Il sogno di una cosa” è una citazione di Marx dove la cosa sognata non è altro che la riforma delle coscienze. Ma ognuno evidentemente sogna cose diverse.